FINALMENTE, SI PARTE !

A questo punto, possiamo supporre (anzi, lo dobbiamo!) di aver superato l’esame e di avere quindi ottenuto, oltre alla patente di radio-operatore, anche la licenza d’impianto di una stazione di radioamatore.

Sin qui, per agevolare un buon approccio alla nuova attività, abbiamo fornito indicazioni generiche e preliminari spesso di carattere etico; ora è arrivato il momento degli approfondimenti, degli esempi e delle indicazioni specifiche sui vari aspetti del radiantismo.

Essere radioamatore vuol dire avere digerito le brevi raccomandazioni fatte poc’anzi, e ancora recepire (nel senso giusto) almeno buona parte di quelle che ora, dopo aver «saltato il fosso», vengono qui ammannite; vuol dire comportarsi in certi modi perché se ne è convinti; vuol dire usare bene le orecchie e ricordare che queste... fanno parte della testa.

Armiamoci quindi di microfono e... cominciamo a mettere in atto quanto segue!

 

IL NEO-RADIOMATORE

Per saper trasmettere, bisogna saper ricevere; per saper ricevere bisogna aver sfruttato i mesi di attesa della sospirata licenza a far pratica di ascolto, a far «gavetta».

Sembrano cose superate, sembrano antichi aforismi che si scambiano i vecchi aborigeni la sera attorno al fuoco.

Ebbene no, non lo saranno mai, non lo potranno mai essere: «Nessuno nasce “imparato”», si dice da qualche parte d’Italia, ma vale ovunque.

Cominciamo quindi con l’imparare ad:

 

Ascoltare gli OM

A chi si accinge ad ascoltare per la prima volta i propri «fratelli» radioamatori, l’impressione può non essere positiva e piacevole, può apparire proveniente da un altro mondo: spesso sommerse in un mare di disturbi, sono appena percepibili frasi rapide e spezzate in un linguaggio incomprensibile, da iniziati, e con una resa acustica spesso deformata nel tono (ci si riferisce all’ascolto in SSB), nonché coperta dall’interferenza di altre stazioni operanti in fonia e/o telegrafia.

Fortunatamente, non è sempre così; si può quindi consigliare, ai meno esperti ed allenati, di cominciare con l’ascolto di quelle trasmittenti che arrivano forti e chiare: ce ne sono a tutte le ore, sulle bande giuste, basta avere la pazienza di cercarle.

Non tutte le bande sono disturbate, e nella banda giusta, compatibilmente con l’orario giusto, sarà possibile avvicinarsi al mondo degli OM senza subirne uno shock iniziale pericoloso e controproducente; così, ogni giorno che passa, l’ascolto apparirà meno difficile.

Potrebbe però rimanere il problema del linguaggio, o meglio, della lingua. Occorre tener conto in partenza del fatto che, nei QSO internazionali, la lingua che risulta praticamente d’obbligo conoscere è l’inglese; ma questo al giorno d’oggi non costituisce un problema insuperabile: oltretutto, nella maggioranza dei casi si tratta di poche frasi ripetitive, sufficienti per lo scambio dei rapporti e dei dati necessari.

Le abbreviazioni telegrafiche ed il codice Q semplificano già nettamente il problema.

 

Il primo QSO

Finalmente, il momento indimenticabile è giunto: ed ecco uscire fuori il fatto che il miglior modo per stabilire un collegamento bilaterale è quello di cominciare ad ascoltare sulla gamma prescelta finché non si riceva qualcuno che, con un buon segnale, stia chiamando CQ, e poi rispondere a questo. Ciò richiede un po’ di pazienza, ma questa è un’altra delle cose che un radioamatore deve conoscere ed acquisire.

Allora, intanto che si ascolta la chiamata, si predisporranno correttamente i controlli d’uscita, e non appena il candidato corrispondente indica che passerà all’ascolto, si uscirà a chiamarlo ripetendo un paio di volte il suo nominativo e due o tre volte il proprio, in questo caso sillabandolo, facendo cioè lo «spelling».

Nel caso non si abbia alcuna risposta, si ripete; comunque, brevi chiamate ripetute sono sempre preferibili ad una sola lunghissima.

Una volta ricevuti, arriverà la risposta affermativa, magari con un «roger» come ultima parola (R se in CW), e quindi la conversazione potrà procedere.

Questo «roger» non è il nome di nessuno, ma sta a significare che il corrispondente ha ricevuto correttamente la chiamata: infatti non è altro che l’abbreviazione, l’equivalente fonetico della «r» di «ricevuto»; non equivale quindi ad: «esatto», «sono d’accordo», «OK» o simili.

Può verificarsi che il corrispondente senta qualcuno che lo chiama ma non sia in grado di afferrarne il nominativo a causa di interferenze (QRM) o di disturbi atmosferici (QRN); ecco allora che se ne tornerà fuori chiedendo semplicemente QRZ, cioè di ripetere il proprio nominativo. E così il collegamento potrà procedere e completarsi secondo i requisiti necessari.

 

La chiamata generale (CQ)

Se non si ascolta alcuna chiamata CQ, senz’altro si deciderà di fare noi stessi questa chiamata; attenzione però: CQ significa che si desidera contattare qualsiasi stazione di radioamatore che risponda. Se non è questo l’effettivo desiderio, non si chiami CQ, o si faccia una chiamata selettiva.

Una chiamata CQ può essere un tantino più lunga di una fatta verso una stazione specifica, in quanto si sta cercando di attrarre l’attenzione di ascoltatori casuali; ma sono comunque da evitare le chiamate infinitamente lunghe, che scoraggiano chi vuol rispondere ed occupano inutilmente la frequenza.

Dopo un breve passaggio all’ascolto per eventuale risposta, se questa non arriva e la frequenza è ancora libera si potrà tentare un’altra chiamata: vale sempre la norma secondo cui brevi chiamate e ripetuti ascolti costituiscono il sistema migliore per stabilire contatti soddisfacenti con il minimo QRM.

 

Il QSO vero e proprio

Durante il collegamento, è necessario osservare le norme di identificazione previste dal regolamento, nonché i limiti imposti sui contenuti. Ogni argomento va mantenuto su un tono amichevole e cordiale, ricordando anche che la conversazione non è privata come si fosse al telefono, e molte persone possono essere all’ascolto.

Sia in fonia che in CW si può essere corretti ma contestualmente apparire informali ed amichevoli, e sono questi aspetti che rendono godibile un QSO fra radioamatori.

 

Termine del QSO

Quando, da una parte o dall’altra, si decide di terminare il collegamento, o comunque si esprime il desiderio di porvi fine, lo si farà senza tante storie, limitandosi ad esprimere il proprio compiacimento per quell’incontro e la speranza di ripeterlo.

Poi si dichiarerà la propria intenzione di chiudere la stazione, o, in alternativa, di restare in ascolto per qualche altro OM.

 

Il «log» e la «QSL»

Il «registro di stazione», ovvero il log (secondo il classico e sintetico termine inglese), non è solamente un documento obbligatorio che va tenuto aggiornato in quanto rappresenta la registrazione ufficiale dell’attività di stazione, ma costituisce anche un utilissimo «diario di bordo» di tutta l’esperienza radiantistica personale maturata giorno per giorno.

Su esso vanno registrati, con numerazione progressiva, tutti i collegamenti effettuati, con data e orario d’inizio e fine trasmissione, nominativo del corrispondente, frequenza di lavoro, rapporto dato e ricevuto, tipo di emissione; vi si riportano inoltre note di utilità sul corrispondente (nome, città, varie), nonché notizie sullo scambio di QSL e similari.

Il tutto senza cancellature e pasticci vari, ma solo con eventuali correzioni eseguite in modo chiaro ed evidente.

Diciamo pure che un log tenuto bene costituisce anche un’utile fonte di informazioni su vari aspetti della propria attività radiantistica e pratica operativa.

Da questa forma di documentazione dell’attività generale di ciascun radioamatore, qual’è il log, si passa inevitabilmente a quella che si può definire, in pratica, la ricevuta che gli OM si scambiano, in genere, quale ricordo e testimonianza scritta dell’avvenuto collegamento: la «QSL».

Essa si può considerare come un estratto del log relativo ad ogni singolo corrispondente; il termine è la materializzazione della voce del codice Q che corrisponde al significato: «Accuso ricevuta del tuo messaggio».

Ecco quindi che la QSL, oltre a costituire quella che spesso viene definita come «la cortesia finale del QSO», diventa anche il prezioso documento che, correttamente compilato, costituisce l’unica documentazione valida per ottenere uno dei tanti diplomi, nazionali o internazionali, che costellano l’aspetto agonistico dell’attività radiantistica, e ne rappresentano spesso dei veri e propri trofei di caccia.

L’OM corretto invia sempre la QSL che gli venga richiesta durante il QSO; l’OM gentile, poi, la invia sempre !

Comunque, rappresenta un obbligo morale spedire la propria in risposta ad una QSL ricevuta.

Lo smistamento di queste QSL costituisce un traffico enorme di corrispondenza che, specialmente per il radioamatore molto attivo, corrisponde ad un gravame rilevante di spese postali per l’invio a ciascuno dei corrispondenti collegati.

Fortunatamente, le associazioni radiantistiche più importanti in tutto il mondo (fra cui l’A.R.I.) hanno, fra i servizi resi ai propri associati, lo smistamento delle QSL.

Ecco allora che il singolo radioamatore, anziché spedire a suo carico centinaia di QSL ai singoli indirizzi, può effettuare un’unica spedizione, sotto forma di plico contenente l’equivalente dell’attività, per esempio, di un mese, all’associazione di cui è membro; il servizio QSL della stessa provvederà a smistare queste, assieme a tutte le altre che riceve, agli altri soci (in genere, nazionali) oppure alle associazioni consorelle straniere che svolgono lo stesso servizio.

I tempi di smistamento non potranno essere particolarmente brevi, ma sono tuttavia accettabili (mediamente, diversi mesi), ed il risparmio è rilevante.

Molti OM però, dalle stazioni rare che hanno collegato, desiderano ricevere la QSL direttamente e celermente, talché è necessario pure inviare la propria QSL diretta alla stazione rara o al suo QSL manager e con dentro gli IRC o le «green papers», oppure un SAE o SASE. Ci siamo nuovamente con i termini da setta segreta: «cosa vorranno dire queste strane sigle», si domanda certamente un OM novizio?

Bene, eccone le... traduzioni.

Gli IRC (international replay coupons) sono i buoni di risposta pagata su scala internazionale; ognuno di questi coupons vale per un porto postale, ovvero un’affrancatura standard in tutto il mondo (si acquistano negli uffici postali centrali).

La «green card» non è altro che un eufemismo per indicare le banconote da 1 dollaro (o più!)

La sigla SAE significa busta preindirizzata; la sigla SASE significa busta preindirizzata ed affrancata con francobollo del Paese da cui è partito per ritornarci.

In genere, per rimborsare le spese di ritorno della QSL (specie in caso di spedizione DX rare), di IRC ne servono 2 o 3 (poco meno in banconote).

Ogni radioamatore trova modo di rifornirsi di una propria QSL personalizzata, che va dalla normale cartolina illustrata con un timbro sovrapposto alla versione di fantasia appositamente stampata in quantità; ad ogni buon conto, le informazioni fondamentali che una QSL deve contenere sono: il proprio nominativo, nome ed indirizzo, uno spazio per indicarvi il nominativo della stazione corrispondente, una zona per riportarvi la data, l’ora, la frequenza, il modo di emissione ed il rapporto inviato.

È evidente come parecchi di questi elementi sono in comune fra log e QSL, il che rende opportuno prendere in esame quelli meno ovvii e risaputi.

 

L’indicazione oraria

È noto che, dal punto di vista dell’ora, la terra va vista come un’arancia formata da 24 spicchi, ognuno dei quali è slittato di un’ora rispetto al contiguo; succede quindi che, quando in Italia sono le 12, nello spicchio al lato opposto del globo sono le 24: questo è soltanto uno degli innumerevoli esempi che si potrebbero portare.

Se, nel campo delle telecomunicazioni, si ricorresse all’uso di orari così diversificati per indicare un evento contemporaneo, si correrebbe il rischio di creare un caos enorme, e comunque si incontrerebbe una sensibile difficoltà di riferimenti.

Ecco allora che, per convenzione internazionale, tutti gli OM si rifanno ad un orario unico, quello relativo al riferimento costituito dal meridiano di Greenwich (latitudine 0), che prende appunto la denominazione di GMT (da Greenwich Mean Time).

In pratica, per noi italiani, l’orario GMT è scalato di un’ora in anticipo rispetto al nostro (2 ore quando vige l’orario legale); questo sistema di stabilire internazionalmente ora e data è indicato come UTC (da: tempo universale coordinato).

È quindi consigliabile dotare la propria stazione di un orologio (di opportune dimensioni) con quadrante a 24 ore e sincronizzato sull’ora di Greenwich.

 

I rapporti (o controlli) di ricezione

Una delle regole di base per un buon operatore è quella di passare rapporti onesti e utili alle stazioni collegate.

La necessità di fornire al corrispondente un’indicazione discretamente uniforme sulla qualità con la quale il suo messaggio viene ricevuto, comporta da tempo lo scambio di due numeri di codice (per la fonia, tre per la telegrafia) la cui origine è piuttosto antica; ne diamo qui qualche chiarimento.

Il primo appartiene alla scala R (da readibility), quella dell’intelligibilità o comprensibilità del segnale, corrispondente al QRK nel codice Q; la scala di valori va da 1 a 5.

Il secondo appartiene alla scala S (da strength), quella dell’intensità o forza del segnale, corrispondente (ma solo parzialmente) al QSA; la scala di valori va da 1 e 9 e anticamente esprimeva approssimativamente il volume sonoro prodotto dal segnale ricevuto.

Il terzo appartiene alla scala T (da tone), quella della tonalità o musicalità della nota telegrafica la cui scala valori va anch’essa da 1 a 9.

Riepilogando con qualche esempio, un segnale debole in fonia potrà essere inquadrabile secondo un rapporto di 3/4, un segnale discreto potrà ricevere un 4/6, mentre ad un segnale bello forte si potrà assegnare un 5/8 - 5/9; per il CW, ad un segnale debole ma chiaro e comprensibile si darà un controllo, per esempio, di 5/5/9, mentre ad un segnale anche fortissimo ma con nota ronzante si dovrà assegnare un 5/9/4.

La prima (R) e la terza (T) valutazione si danno sempre ad orecchio, cioè a sensazione personale, mentre per la seconda, l’intensità del segnale (S) viene indicata mediante l’apposito strumento che ormai da diversi decenni è presente su tutti i ricevitori, ovvero il cosiddetto S-meter.

Da notare però che questo strumento è in grado di fornire indicazioni di valore non completamente affidabile, e spesso poco più che relativo, essendo legato a troppe variabili di tipo radioelettronico, nonché allo scarso rispetto delle scarne norme che ne dovrebbero regolamentare la taratura.

 

Gli aspetti competitivi

L’attività di radioamatore consente di «sfogare» al meglio gli stimoli competitivi, che ciascuno può possedere in maggiore o minore misura, partecipando a numerose attività in grado di mettere alla prova intelligenza ed abilità personali.

Si può dire che ogni giorno migliaia di OM competono l’uno con l’altro nel tentativo di collegare il maggior numero di stazioni DX (le più rare e/o lontane), attività che richiede orecchio, pazienza, organizzazione, oltre che buone apparecchiature.

Oltre a questa attività quotidiana, che si può concretizzare anche sotto forma di ben precisi diplomi e riconoscimenti, nel corso dell’anno vengono organizzate decine di vere e proprie gare (o concorsi o competizioni), i cosiddetti contest, che nel giro di relativamente poche ore, richiedono lo spiegamento di tutta l’abilità personale (o, talvolta, di gruppo) nell’ottenere i migliori risultati complessivi.

A questo punto, può tornare utile qualche semplice approfondimento esemplificativo.

Il contest rappresenta la parte più sportiva dell’attività radiantistica: in pratica si tratta di competizioni nelle quali, in un modo o nell’altro, chi fa più punti vince.

Naturalmente, ogni contest ha le sue regole; capita spesso che, alla fine, non conta solamente il numero dei QSO fatti, ma ha importanza rilevante anche il «moltiplicatore», che può essere costituito dal numero delle bande lavorate, dal numero dei paesi collegati, o da altri parametri prefissati. Sempre ai fini della classifica, ci sono diverse categorie di partecipazione, rappresentate dal modo di emissione, dal fatto di aver partecipato come operatori singoli o come multioperatori (cioè stazione operata da un gruppo di radioamatori), e così via.

Questo, in linea di massima: poi c’è ancora da svolgere la parte burocratica: ricontrollo del log, calcolo di moltiplicatore e punteggi, compilazione e spedizione del tutto. Ad ogni buon conto, un contest è certamente un’esperienza interessante e formativa, sia per... farsi l’orecchio sia per acquisire l’importantissima disciplina di gruppo; anche un OM alle prime armi potrà partecipare, con modestia e disponibilità, come aiuto di un team già agguerrito.

 

Suddivisioni di bande

Ogni banda, dalle più basse in HF alle VHF ed oltre, ha propri modi per essere operata, e in particolare presenta varie suddivisioni interne ove possono meglio allocarsi vari tipi di emissione e di attività; da notare che queste suddivisioni non rappresentano vere e proprie norme di legge, bensì dei «gentleman agreements», che però consentono a tutti di operare più efficacemente.

Visto che fare il radioamatore non è un obbligo, ma un piacere, ogni neolicenziato dovrà avere la pazienza di imparare bene tutti questi aspetti, dedicando ad essi un minimo di tempo nonché di umiltà: poi, verranno anche le soddisfazioni.

 

Il servizio di pubblica utilità

Si tratta indubbiamente di uno degli aspetti più meritevoli del radiantismo che diventa, da attività di piacevole ricreazione, un’eccezionale opportunità di prestare volontariamente un servizio di pubblica utilità o addirittura di protezione civile.

L’esperienza che un radioamatore acquisisce nella sua normale attività, e lo spirito di corpo che in genere contraddistingue le reti di emergenza organizzate da gruppi ed associazioni, in occasioni di calamità e disastri diventano elementi estremamente meritori per la comunità e per la nazione, come è stato dimostrato in diversi decenni: dal Polesine al Friuli, da Firenze all’Irpinia, ecc.

Per qualsiasi disastroso evento che distrugga le normali linee di comunicazione (cosa che avviene con malaugurata regolarità), centinaia di OM sono sempre pronti, o dalle proprie abitazioni o con le apparecchiature montate sulle proprie auto, a mettere in atto, in tempi brevissimi, una efficiente rete di emergenza per collegare privati ed enti in modo da consentire almeno l’organizzazione dei primi soccorsi, salvo poi eventualmente ritirarsi in buon ordine quando intervengano i ben più potenti mezzi dello Stato.

Di tutto ciò, sebbene scarsamente riconosciuto (o quantomeno ricordato in tempi medio-lunghi), i radioamatori vanno particolarmente fieri, considerando anche questi aspetti come un dovere della categoria.

Numerosi sono infine i radioamatori (specialmente quelli coinvolti anche professionalmente) che trovano l’elemento di maggior soddisfazione nello sviluppare, o quanto meno applicare, alla loro attività le tecniche e tecnologie più d’avanguardia: dalle microonde alla gestione computerizzata della stazione ricetrasmittente, dall’attività che sfrutta i satelliti per radiocomunicazioni appunto realizzati da e per OM alla trasmissione dati, dalla diffusione meteorica delle onde radio alla loro riflessione dalla superficie lunare o dalle aurore boreali.

Queste ed altre tipologie di attività radiantistica, oltre a costituire elemento di ricerca qualificante per tutta la categoria, rappresentano anche una fonte di sperimentazione ed istruzione che viene lasciata in eredità agli altri OM meno esperti e qualificati, così da consentire comunque l’adozione e l’ampliamento di sistemi e di tecniche più avanzate di quanto la media potrebbe ragionevolmente elaborare spontaneamente, contribuendo così all’innalzamento del livello conoscitivo generale.


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